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Uscire dal CPTSD: la storia dell’origine e i passaggi per superare il Disturbo da Stress Post Traumatico Complesso

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Noi, adulti, ci concentriamo spesso su dove vogliamo arrivare o su ciò che vogliamo ottenere, imparare o scoprire. È assolutamente normale e non c’è niente di male nel mettere gli occhi sull’obiettivo. Tuttavia, così facendo, potremmo cadere nella trappola del “Dovrei essere lì ormai”, che spegne immediatamente ogni desiderio di andare avanti e accende un altro meccanismo carico di rabbia, frustrazione o senso di colpa. Ci diciamo: “Perché non sono ancora lì, sono inutile, ho sprecato tanto tempo, ormai non ci arriverò” Ed è qui che iniziano i guai…

Tutto è iniziato nei primi cinque anni della nostra vita. Il paradosso e la crudeltà di questo inizio è che, da adulti, ci troviamo a voler fare i conti con elementi della nostra psiche che hanno plasmato chi siamo prima che la nostra memoria fosse completamente formata. Di conseguenza, potremmo sentirci come se stessimo combattendo un elemento sconosciuto di noi stessi e ci si sente come se lottassimo una battaglia che siamo destinati a perdere. Ma c’è un’intera scienza piena di buone notizie di cui di solito non siamo a conoscenza. Questo articolo descrive il percorso di coaching che di solito seguiamo quando lavoriamo con chi esce dal CPTSD, (l’acronimo in inglese: Complex Post Traumatic Stress Disorder) l’acronimo in italiano non è utilizzato spesso ma sarebbe: DSPTC – Disturbo da Stress Post Traumatico Complesso, ne delinea i passaggi principali e mostra le aree chiave di interesse per questo particolare tipo di coaching. Come tutti i nostri articoli sui traumi complessi, questo testo trae spunto dal lavoro di Pete Walker e dal suo incredibile libro: CPTSD: From Surviving To Thriving.

CPTSD: Il Prezzo Di Un Adulto Dell’Abbandono Infantile

Qualsiasi individuo può finire per sviluppare il CPTSD – Disturbo da Stress Post Traumatico Complesso. Tutto ciò che serve per piantare il seme di questo sistema mentale paralizzante è nascere in una famiglia che non può o non vuole amarci incondizionatamente o con l’intensità di cui bramiamo e di cui abbiamo bisogno.

L’abuso e l’abbandono traumatizzanti possono verificarsi a livello verbale, emotivo, spirituale e/o fisico e se ci accade all’inizio della nostra infanzia, il nostro ego non riesce a evolversi completamente e viene dirottato dal superego.

Vediamo di cosa dovrebbe essere responsabile ciascuno di loro. L’ego è il buon senso, la reazione di un individuo ai suoi bisogni e consiste in sezioni ben organizzate che includono ragionamento, tolleranza, memoria, comprensione, giudizio e pianificazione.

CPTSD e Trauma sono spesso al centro del nostro basso livello energetico e della sensazione di disperazione e tristezza

Il Superego diventa la coscienza, la voce interiore che ci ricorda costantemente di essere buoni. Un sano Superego aiuta un bambino a diventare buono seguendo le convinzioni e le norme di vita associate all’etica e ai valori spirituali della propria comunità. Il Super-Ego è il nostro Critico Interiore e in un individuo felice e non traumatizzato svolge il ruolo di un insegnante amorevole, correggendoci e ricordandoci ciò che è giusto. Nella testa di una persona con CPTSD, questa voce è l’origine di tutto il suo dolore e tutta la sua sofferenza.

(S)-Piacere di Conoscerti: L’Origine Del Critico Interiore

L’ego inizia a svilupparsi durante i primi tre anni di vita di un bambino. Alla fine, il Super-ego inizia a emergere intorno ai cinque anni, concentrato su ciò che la giovane persona deve fare per conquistare l’amore e l’accettazione di coloro che ama. Se i suoi genitori non possono o non vogliono amarla, accettarla, vederla per quello che è, il superego inizierà a fare gli straordinari, cercando di risolvere l’algoritmo dell’amore dei genitori, incapace di accettare che i suoi genitori potrebbero non essere in grado di amarla nel modo in cui ne ha bisogno.

Incapace di trovare un modello di comportamento che garantisca la completa accettazione dei suoi genitori, il superego diventa sempre più esigente, sempre più aspre diventano le sue richieste: sii il migliore, sii il più intelligente, sii il più magro, sii il più veloce, sii il più ordinato , sii il… e forse in questo modo alla fine ti ameranno quanto hai bisogno. La tragedia è che non si può ottenere l’approvazione che bramiamo. Se i nostri genitori potessero amarci e accettarci nel modo in cui abbiamo bisogno di essere amati, lo farebbero. Ciò che impedisce loro di farlo è una questione che riguarda un articolo completamente diverso, ma i motivi più frequenti sono: essere privati ​​dell’amore nella propria infanzia, essere o avere tratti di personalità narcisistici, aver ereditato strutture mentali e sociali antiquate e obsolete. Forse hanno fatto del loro meglio, ma il loro amore non sta colpendo nel segno, essendo limitato da condizioni, dipendente da regole non scritte e fluttuanti o soggetto ai loro sbalzi d’umore.

Ridurre il critico interiore è un processo in cui dobbiamo esercitarci con pazienza e costanza. Ancora e ancora.
Stiamo combattendo una vita di abbandono e abuso, provenienti tanto dall’interno quanto dal mondo esterno. Basato sull’ articolo di Pete Walker (Shrinking the Inner Critic)

Ma Si Può Migliorare? Le Strade per Uscire dal CPTSD

In qualità di Coach informati sul trauma, abbiamo progettato un percorso per lavorare con qualsiasi cliente con CPTSD, indipendentemente dall’argomento o dal problema che desidera affrontare o risolvere.

Il primo passo si chiama Cognitive Healing, il secondo si concentra sulla gestione dei flashback emotivi e sulla presa di coscienza dell’amore di cui ci sentiamo ancora privati.

Infine ci sono delle tecniche che utilizziamo per iniziare ad imparare a parlare a noi stessi in un modo più amorevole, meno crudele. Tutti e tre i passaggi si intrecciano e si fondono in un progetto di coaching che può durare da un paio di mesi o anni, a seconda della gravità e della durata dell’abuso


Cosa vuol dire Cognitive Healing (La Guarigione Cognitiva)

Se hai sofferto o ancora soffri di CPTSD, è probabile che stai sperimentando la guarigione cognitiva mentre leggi questo articolo. La guarigione cognitiva è fortemente legata alla comprensione che la voce dura e crudele nella nostra testa NON SIAMO NOI. Si tratta di diventare consapevoli delle seguenti verità e farle nostre:

  • Non dobbiamo per forza prendere le parole del nostro critico interiore come se fossero nostre
  • Chi siamo – il nostro Ego e il nostro Id, che viaggiano all’interno del nostro corpo fisico – hanno ricevuto un crudele carceriere invece di un insegnante amorevole per guidarci nella creazione del nostro Superego. Non era giusto. Non era sicuro. Ci ha fatto credere che la voce della critica e dell’insoddisfazione costanti sia la nostra.
  • Il motivo per cui il critico arrabbiato, crudele e mai contento esiste nelle nostre teste in primo luogo NON è colpa nostra. Era normale che da piccoli desideravamo, speravamo e facevamo di tutto per ottenere l’approvazione di cui avevamo bisogno per sopravvivere. Questa piena accettazione doveva esserci data gratuitamente nel momento in cui siamo nati. Invece, abbiamo pagato e continuiamo a pagare il prezzo più alto immaginabile per… non averla ancora.
  • Quando sentiamo la voce del nostro critico interiore con particolare forza, veniamo catapultati in un Flashback Emotivo – uno stato di profonda disperazione (altri stati possibili potrebbero essere: rabbia, incapacità di agire, incapacità di muoversi, binge-eating (bisogno di mangiare compulsivamente), odio per se stessi , abbandono di sé, catastrofismo, incapacità di dire di no, ecc.)
  • Possiamo rimpicciolire il critico interiore con una serie di esercizi di coaching ed esercitando pratiche di gestione dei flashback e di correzione del pensiero.

Come parte del Cognitive Healing, esploriamo le origini dell’ego e del superego, leggiamo parti del lavoro di Pete Walker, parliamo di self-parenting (come diventare una figura paterna o materna positiva per noi stessi e per il nostro bambino/a interiore), analizziamo e razionalizziamo le nostre risposte ai traumi (Fight Flight Foam o Freeze) e cerchiamo di definire il modo più efficace per rimpicciolire il nostro critico interiore.

Man mano che diventiamo più consapevoli dell’origine del nostro critico interiore e dell’inizio della nostra vergogna tossica, ci muoviamo verso la gestione dei flashback e il processo del lutto.

Se vuoi saperne di più sulla gestione dei flashback, ecco un articolo che potresti trovare utile: Cosa sono i flashback emotivi nel recupero CPTSD e come gestirli

Lutto – Il suo ruolo, funzione e importanza nel processo di guarigione

Il ruolo del dolore nell’uscita dal CPTSD è enorme e deve essere affrontato con la consapevolezza di quanto essere vulnerabili possa farci sentire delicati e fragili. Questo è il motivo per cui il focus principale sul lutto dovrebbe arrivare una volta che abbiamo digerito – almeno in parte – la consapevolezza cognitiva che l’odio che proviamo per le nostre stesse imperfezioni non è ciò che proviamo veramente verso noi stessi. Abbiamo bisogno di capire la tragedia del nostro io infantile, intrappolato nella ruota del criceto nel costante e fallito tentativo di scoprire la risposta alla domanda: Come fare perché i miei genitori mi amino e mi accettino per quello che sono? Se ancora non riesci a provare compassione per il tuo piccolo io, ecco una parabola che ti invitiamo a leggere

La Fiaba Dei Cuori Maledetti

C’era una volta una bambina adorabile. Era una piccola molto bella, paffuta, con i capelli morbidi e le manine sempre alla ricerca di qualcosa da toccare, sentire o abbracciare. Le sue emozioni erano forti come un fiume di montagna: potenti e capaci di scolpire le pietre con il suo potere.

Sfortunatamente, i genitori della bambina erano stati maledetti molti anni prima della nascita della piccola: i loro cuori non erano in grado di vedere la bellezza della loro figlia. Anche se potevano amare e accettare altre persone, i loro occhi erano freddi e distanti quando guardavano le guance rosee della loro bambina e si allontanavano dalle braccia morbide e vellutate tese verso di loro. Punivano e correggevano spesso la piccola, la abbracciavano molto poco e mai, mai, accettavano o incoraggiavano la sua esplorazione del fiume in piena che erano le sue emozioni.

La disperazione della bimba cresceva ogni mese che passava – ha provato di tutto: studiare, pulire, combattere, scomparire, litigare, urlare, aiutare, essere davvero ordinata, essere davvero disordinata, essere la più intelligente, pretendere di non esistere affatto – niente ha funzionato. Perché i cuori maledetti dei genitori non avrebbero permesso loro di vedere che personcina bella, unica e splendida fosse veramente la loro piccola. Ma la bimba non aveva idea che nulla di ciò che avrebbero fatto sarebbe stato in grado di far sì che il cuore dei genitori la amasse nel modo in cui aveva bisogno di essere amata.

Ad ogni tentativo fallito di conquistare l’amore dei suoi genitori, la bambina diventava sempre più critica nei confronti di se stessa, dandosi la colpa sempre di più. In silenzio, nell’intimità della propria testa cominciò a sentire la voce che urlava: “Sei inutile, fallita, un orribile mostro!” la voce sibilava dopo l’ennesimo tentativo fallito di vincere l’attenzione e l’approvazione dei genitori. “Non sei abbastanza brava, abbastanza carina, abbastanza veloce! Se lo fossi, ti amerebbero – vedi come amano e accettano gli altri! Sei solo tu che sei rotta, non da amare, insufficiente!’

La primavera si trasformò in estate. L’estate, nell’inverno. E proprio così – è passato un anno, poi un altro. E un giorno la ragazza non riuscì più a separare la voce nella sua testa da quello che era lei. Credeva che la colpa fosse sua e solo sua. E divenne un’ adulta preoccupata, ansiosa, troppo spaventata dalle proprie imperfezioni per amare pienamente o per fidarsi degli altri. Finché un giorno, un Coach ha incrociato la sua strada…


Se la nostra storia ti ha commosso anche solo un po’, è più che sufficiente. Riesci a piangere per un bambino che crede di non meritare di essere amato e accettato dai propri genitori? Riesci a provare compassione e dolore per lui o per lei? Se è così, stai guardando verso la porta della tua guarigione. Ci vuole un po’ più di sforzo per trasferire questa compassione e questo dolore al tuo giovane io, ma vedere che la storia è – OBIETTIVAMENTE – ingiusta e straziante è il miglior inizio che possiamo sperare.

È tutto nella tua testa, il che non lo rende meno reale: le strategie legate al pensiero

Nel processo di CPTSD Coaching, lavoriamo su diversi modi per reindirizzare la voce nella nostra testa. Troviamo parole più gentili, apprendimenti più positivi, richieste meno crudeli, giudizi più equi. Diventiamo i genitori di cui il nostro povero, abbandonato bambino interiore aveva bisogno e che ha desiderato avere dal giorno in cui è nato.

Progressivamente, i flashback diventano più miti e brevi e con la cura e l’attenzione del nostro sé adulto, il nostro bambino interiore può ridere, esplorare, esprimere le proprie emozioni e osservarci con attenzione ma con calma mentre viviamo le nostre vite adulte. È un processo e non ha una sequenza temporale univoca.

Ma lo sappiamo, ne siamo sicuri e convinti: funziona. Lenisce il dolore e fa scoprire la felicità che la persona con CPTSD stava cercando di trovare nella frenetica attività lavorativa, nelle droghe, nel cibo, nelle diete o nel perfezionismo. Perché, a differenza di quello che tutti abbiamo cercato di fare da giovani, operiamo ora con gli strumenti mentali e cognitivi corretti per poter davvero riuscirci.


Se hai bisogno di parlare con un coach o se hai domande sul Coaching o sul Recupero del CPTS, siamo qui per te.

Bibliography: Pete Walker From Surviving to Thriving: A GUIDE AND MAP FOR RECOVERING FROM CHILDHOOD TRAUMA ISBN-10 ‏ : ‎ 1492871842 ISBN-13 ‏ : ‎ 978-1492871842